Ciao Chiara, sono una laureanda in lettere e sto affrontando una tesi in psicologia dell'arte, metto a confronto due libri: Sulla strada di Kerouac e A un cerbiatto somiglia il mio amore di Grossman.
Entrambi hanno come punto focale
la strada percorsa dai due protagonisti, e mentre cercavo su internet qualche
libo di psicologia che trattasse del viaggio dal punto di vista psicologico mi
sono imbattuta nel tuo bel sito. Ti volevo chiedere se potevi consigliarmi
qualche autore, psicologo che trattasse l'argomento, ho cercato su Freud ma
sembra non trattarlo, se mi indicassi qualche tirolo mi faresti un groso
favore, ti ringrazio per l'attenzione!
Sarah
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21/gen/2010
Commenti al Senso del viaggio dalla rete
Alcune parole, il fascino di qualche immagine, una citazione che fa vibrare. E ci si sente capiti, "sulla stessa lunghezza d'onda". Tra viaggiatori succede... E così, ricevo e-mail da amanti del viaggio che han voglia di raccontarsi. Questa volta, ho deciso di pubblicare la lettera di Cristiana, che ho sentito come fosse... me stessa qualche anno fa!!! Leggete, scrivete e... sarete pubblicati!
Ciao Chiara, beh, ammetto che come incipit, considerando che non ci conosciamo, è forse un po' troppo informale; sarà che in rete ci si sente sempre un po' più vicini di quanto non si sia realmente...
Ciao Chiara, beh, ammetto che come incipit, considerando che non ci conosciamo, è forse un po' troppo informale; sarà che in rete ci si sente sempre un po' più vicini di quanto non si sia realmente, o sarà che a me dà sempre fastidio quando mi danno del "lei"... fatto sta che spero di non essere sgarbata portando l'email a un registro un po' informale.
Sono una ragazzi di Genova, mi chiamo Cristiana e ho quasi 25 anni. Questo dice la mia carta d'identità, anche se troppo spesso mi sento un po' più giovincella, qualcosa come una liceale che ha ancora tutto il tempo del mondo per scegliere cosa fare della propria vita e che vive di idealismo e di voglia di cambiare il mondo. Purtroppo, invece, il tempo passa e le scelte incalzano, e così ora non sono più una 16enne ambiziosa, ma una laureata in Scienze della Comunicazione giunta alla domanda fatidica: "E ora?"
Era bella dire "da grande voglio fare..." e cambiare idea ogni anno. Almeno, io ho sempre fatto così, forse perché ho sempre avuto mille interessi, forse perché non mi è mai piaciuta la stabilità, forse perché ho sempre amato mettermi in discussione e spingere un po' più in là i miei limiti. Peccato che tutto questo non sia esattamente "conforme" (dio che parola orribile!) al tessuto che mi avvolge.
Ma sto divagando, abbi pazienza, è più forte di me, quando inizio a scrivere non mi fermo più.
Mettiamola così: sono capitata "per caso" sul tuo blog in questo pomeriggio un po' neghittoso e un po' assonnato e, beh, non l'avrò letto tutto, ma mi ha parlato. Mi ha parlato il titolo, mi ha parlato la tua foto con lo zainone sulle spalle, mi ha parlato lo spirito del viaggiatore e non del turista, di chi vuole conoscere e non solo sfruttare. E poi non sono una con i peli sulla lingua.
Sicuramente avrai un sacco di posta, ma non mi nego mai una possibilità di incontro verso l'altro.
Ho letto il tuo profilo e il tuo curriculum, e, beh, a parte farti i complimenti, ti vorrei chiedere qualche consiglio: spero di non farmi fraintendere, non ti sto prendendo a guru da seguire, ma mi sembri una persone a me molto affine (chiamalo sesto senso o istinto). Il fatto è che sono arrivata - mio malgrado, e senza neanche accorgermene - a quel momento della vita in cui qualche scelta la devo pur prendere (e tutta la famiglia non manca di ricordarmelo giorno dopo giorno) e voglio fare qualcosa che mi piaccia davvero, vorrei non dover dipendere dal denaro (che bell'utopia), vorrei non essere schiava di un lavoro che non mi piaccia e non vivo il Mito della carriera, del successo e de denaro. Voglio solo essere io, senza compromessi.
Mi piace scrivere, mi piace leggere, amo la fotografia anche se sono alle prime armi e adoro viaggiare; ho lavorato per il mercato del turismo di massa nonostante lo disprezzassi (e lavorarci all'interno non ha fatto che acuire il mio senso di nausea verso le mega catene alberghiere), pensando che forse sarei riuscita a scendere a compromessi con questo mio disgusto per riuscire a conciliare la mia voglia di viaggiare con la necessità sociale del lavoro. Ma ho fallito... proprio non ce la faccio, è più forte di me.
Così, nonostante abbia un'offerta di lavoro per la prossima stagione a Rodi, sto cercando di fare un po' di chiarezza e imboccare una strada che mi faccia sentire a posto. Ed eccomi qui a cercare nella rete come si possa fare. Le scuole di giornalismo hanno prezzi che sono fuori dalla mia portata e non rappresentano qualcosa che io davvero desideri (più che altro non penso che mi diano la formazione che mi interessa) perché non sono la cronaca e l'antiecologica carta stampata i miei obiettivi: vorrei poter raccontare il mondo, viverlo e trasmetterlo, uscire da me per incontrare l'altro e riuscire a trasmettere quell'emozione unica che si prova quando ci si sente a casa con uno zaino sulle spalle e tante facce amiche eppur nuove attorno. Credo che sia la salvezza del mondo, e non in senso retorico, ma in senso letterale. Vorrei poter rendere lavoro la mia passione, il viaggio e, forse ingenuamente, ho pensato di chiedere direttamente a te qualche consiglio sulla via da intraprendere.
Ok, scusa, ho scritto molto, molto più di quanto avrei voluto/dovuto. Spero avrai voglia di scrivermi. Nel frattempo ti auguro un buon proseguimento, a te e al tuo/a bimbo/a.
On the road con Kerouac, Hopper e Fonda, sempre!
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Ciao Chiara, beh, ammetto che come incipit, considerando che non ci conosciamo, è forse un po' troppo informale; sarà che in rete ci si sente sempre un po' più vicini di quanto non si sia realmente...
Ciao Chiara, beh, ammetto che come incipit, considerando che non ci conosciamo, è forse un po' troppo informale; sarà che in rete ci si sente sempre un po' più vicini di quanto non si sia realmente, o sarà che a me dà sempre fastidio quando mi danno del "lei"... fatto sta che spero di non essere sgarbata portando l'email a un registro un po' informale.
Sono una ragazzi di Genova, mi chiamo Cristiana e ho quasi 25 anni. Questo dice la mia carta d'identità, anche se troppo spesso mi sento un po' più giovincella, qualcosa come una liceale che ha ancora tutto il tempo del mondo per scegliere cosa fare della propria vita e che vive di idealismo e di voglia di cambiare il mondo. Purtroppo, invece, il tempo passa e le scelte incalzano, e così ora non sono più una 16enne ambiziosa, ma una laureata in Scienze della Comunicazione giunta alla domanda fatidica: "E ora?"
Era bella dire "da grande voglio fare..." e cambiare idea ogni anno. Almeno, io ho sempre fatto così, forse perché ho sempre avuto mille interessi, forse perché non mi è mai piaciuta la stabilità, forse perché ho sempre amato mettermi in discussione e spingere un po' più in là i miei limiti. Peccato che tutto questo non sia esattamente "conforme" (dio che parola orribile!) al tessuto che mi avvolge.
Ma sto divagando, abbi pazienza, è più forte di me, quando inizio a scrivere non mi fermo più.
Mettiamola così: sono capitata "per caso" sul tuo blog in questo pomeriggio un po' neghittoso e un po' assonnato e, beh, non l'avrò letto tutto, ma mi ha parlato. Mi ha parlato il titolo, mi ha parlato la tua foto con lo zainone sulle spalle, mi ha parlato lo spirito del viaggiatore e non del turista, di chi vuole conoscere e non solo sfruttare. E poi non sono una con i peli sulla lingua.
Sicuramente avrai un sacco di posta, ma non mi nego mai una possibilità di incontro verso l'altro.
Ho letto il tuo profilo e il tuo curriculum, e, beh, a parte farti i complimenti, ti vorrei chiedere qualche consiglio: spero di non farmi fraintendere, non ti sto prendendo a guru da seguire, ma mi sembri una persone a me molto affine (chiamalo sesto senso o istinto). Il fatto è che sono arrivata - mio malgrado, e senza neanche accorgermene - a quel momento della vita in cui qualche scelta la devo pur prendere (e tutta la famiglia non manca di ricordarmelo giorno dopo giorno) e voglio fare qualcosa che mi piaccia davvero, vorrei non dover dipendere dal denaro (che bell'utopia), vorrei non essere schiava di un lavoro che non mi piaccia e non vivo il Mito della carriera, del successo e de denaro. Voglio solo essere io, senza compromessi.
Mi piace scrivere, mi piace leggere, amo la fotografia anche se sono alle prime armi e adoro viaggiare; ho lavorato per il mercato del turismo di massa nonostante lo disprezzassi (e lavorarci all'interno non ha fatto che acuire il mio senso di nausea verso le mega catene alberghiere), pensando che forse sarei riuscita a scendere a compromessi con questo mio disgusto per riuscire a conciliare la mia voglia di viaggiare con la necessità sociale del lavoro. Ma ho fallito... proprio non ce la faccio, è più forte di me.
Così, nonostante abbia un'offerta di lavoro per la prossima stagione a Rodi, sto cercando di fare un po' di chiarezza e imboccare una strada che mi faccia sentire a posto. Ed eccomi qui a cercare nella rete come si possa fare. Le scuole di giornalismo hanno prezzi che sono fuori dalla mia portata e non rappresentano qualcosa che io davvero desideri (più che altro non penso che mi diano la formazione che mi interessa) perché non sono la cronaca e l'antiecologica carta stampata i miei obiettivi: vorrei poter raccontare il mondo, viverlo e trasmetterlo, uscire da me per incontrare l'altro e riuscire a trasmettere quell'emozione unica che si prova quando ci si sente a casa con uno zaino sulle spalle e tante facce amiche eppur nuove attorno. Credo che sia la salvezza del mondo, e non in senso retorico, ma in senso letterale. Vorrei poter rendere lavoro la mia passione, il viaggio e, forse ingenuamente, ho pensato di chiedere direttamente a te qualche consiglio sulla via da intraprendere.
Ok, scusa, ho scritto molto, molto più di quanto avrei voluto/dovuto. Spero avrai voglia di scrivermi. Nel frattempo ti auguro un buon proseguimento, a te e al tuo/a bimbo/a.
On the road con Kerouac, Hopper e Fonda, sempre!
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06/gen/2010
E Dio mi fece donna

In questo giorno, in cui una vecchia sulla scopa si preoccupa di portare dolciumi a chi se li merita e carbone a chi deve darsi una regolata... un dolce pensiero a tutte le donne. La splendida poesia E Dio mi fece donna della poetessa nicaraguense Gioconda Belli
E Dio mi fece donna,
con lunghi capelli,
gli occhi, il naso
e la bocca da donna
Con rotondità e peli
e dolci cavità;
mi scavò dall’interno
e fece di me
lo studio degli esseri umani.
Lui tesse delicatamente i miei nervi,
Equilibrò con cura
il numero dei miei ormoni,
Compose il mio sangue
e me l’iniettò
perché irrigasse
tutto il mio corpo.
Così nacquero le idee,
i sogni e l'istinto.
Creò il tutto
con grandi colpi di fiato
scolpendo con amore
le mille e una cosa
che mi fanno donna ogni giorno e per le quali con orgoglio
mi alzo ogni mattina
e benedico il mio sesso.
Gioconda Belli
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24/dic/2009
NATALE 1914: WAR IS OVER?
Tregua di Natale
C'era una volta a Ypres, in Belgio, una guerra.
La chiamarono Prima Guerra Mondiale, perche' poi ce ne furono altre.
Era il 1914 e a pochi metri di distanza gli uni dagli altri, due battaglioni degli eserciti britannici e tedeschi si combattevano dalle loro trincee.
Immersi nel fango, sotto la pioggia, calpestando i cadaveri dei propri compagni, i soldati erano logorati da un'inutile battaglia per la conquista di una striscia di terra.
In autunno i due generali nemici, impantanati anche da un punto di vista strategico, iniziano a scambiarsi i primi favori, come quello di non sparare durante l'ora dei pasti.
Inizia la “tregua di Natale”, che ebbe il suo culmine tra il 24 e il 25 dicembre 1914: i soldati tedeschi decorano gli alberi con candele e intonano canti natalizi.
Gli inglesi rispondono coi loro canti tradizionali.
Poi gli ufficiali si scambiano gli auguri a distanza.
Il giorno dopo entrambi gli schieramenti depongono i fucili e si incontrano, scambiandosi addirittura doni come sigari, whisky e cioccolata.
Nei giorni seguenti la tregua si estende lungo due terzi del fronte occidentale , in alcune zone e' poi durata fino a Capodanno.
Il giorno di Natale non fu sparato un solo colpo.
Pubblicata da Focus.it questa storia e' vera, non ne trovate traccia nei libri di storia perche' siamo dei baluba, ma e' chiaramente raccontata in una canzone folk dell’artista inglese Mike Harding, dal titolo Christmas 1914: “I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”.
La Storia narra che la partita si interruppe quando il pallone colpi' il filo spinato, bucandosi.
Nacque li' il terzo tempo.
La storia è stata tratta dal sito www.jacopofo.com
dove potete ascoltare anche la canzone Christmas 1914
http://www.jacopofo.com/belgio-prima-guerra-mondiale-tregua-natale-inglesi-tedeschi
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22/dic/2009
BUONE FESTE ...RESPONSABILI!

Buone feste... responsabili!
Si sta per concludere un anno ricco di impegno e soddisfazioni, raggiunte soprattutto nel settore del turismo responsabile, ma anche in quello del giornalismo di viaggio. Esperienze arricchite dall'incontro con persone interessanti e coronate dal premio Travi, dedicato a giovani giornalisti di viaggio, che mi è stato assegnato in occasione della cena di Natale della NEOS (un grazie speciale al direttivo Neos, Giornalisti di Viaggio Associati).
Nell'anno nuovo, avrò il piacere di aggiornarvi con delle novità. Sta prendendo vita un progetto di comunicazione nel turismo che porterò avanti insieme ad una collega, triestina anche lei. Sperando che questo passo sia il primo di un lungo viaggio... auguro a tutti, giornate di festa serene ed un anno ricco di belle novità!
In allegato:
dettaglio dell'Albergo Diffuso di Sauris
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